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The imaginary fashion.

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Bello.

Paper dresses, ossia manipolazioni della carta per creare visioni di moda immaginata (o immaginaria).

Visioni necessarie oggi più che mai, per ristabilire quell’indispensabile collegamento con il concetto di abito inteso come il luogo abitato dal corpo.  Ed è in questo senso che è proprio il corpo stesso che immagina, attraverso le mani, ma non solo.

Nascono abiti materici, condensato di sensazioni tattili innanzitutto.

Non si può escludere che anche il corpo persegua una sua idea di fantasia, istintiva, immediata. Non meno convincente di quell’altra che è frutto del pensiero.

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Trasgressioni di classicità. (Working . Classic II).

 

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Bello.

Gareth Pugh, autunno inverno 2016/17.  Davvero siamo arrivati al punto che per trasgredire si deve tornare al classico?  Evidentemente è questa la strada intrapresa da Pugh, che ci ha abituati in passato a uno stile pungente.

Dopo aver sperimentato fuori dagli schemi ed essersi tolto un bel po’ di curiosità sull’estetica più oscura, ecco il nuovo corso di questo stilista, già inaugurato da qualche stagione.  Quello che rimane delle passate esplorazioni sono quasi sempre le maschere, il maquillage estremo (in questo caso fatto di pseudo innesti sugli zigomi).

Lavorare sul classico non è così scontato per un creativo di 34 anni; a dire il vero non dovrebbe essere scontato mai.

Mi lascia sempre piacevolmente stupita questa predisposizione degli stilisti inglesi verso la sartorialità  più autentica, fatta delle essenziali dotazioni perché una giacca sia una vera giacca e così tutto il resto.  E questo fatto da solo è degno del massimo rispetto, ma Pugh aggiunge dettagli poco evidenti ma sostanziali.  Come i pannelli in sbieco o le stelline che fanno tanto anni ’80 in contrapposizione alle spalle e alle pettinature che ricordano invece i ’40 (riconoscendo tra l’altro le numerose assonanze tra i due periodi).

In un panorama di vestiti fatti da chi è all’affannosa ricerca di novità a poco prezzo, assemblando semplicemente cose già fatte, trovo molto più coraggioso chi ritorna sui suoi passi è dà una chance alla chiarezza.

 

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Balenciaga and Spain – Le origini del genio.

 

Bello.

Il video si riferisce ad una mostra del 2011 al Young Museum di San Francisco, California e documenta in modo dettagliato il legame naturale e indissolubile di Cristobal Balenciaga con la sua terra di origine.

Penso che ogni singolo abito di questo couturier racconti una storia affascinante e soprattutto la sua totale abnegazione nei confronti della creazione. E’ probabile, anzi, che la storia stessa della sua vita e il suo pensiero siano condensati in quella dedizione  verso il fare abiti.

Per chi si occupa di moda ogni fotogramma di questo video può essere un regalo. Si può comprendere la nascita di un’idea, immaginare il percorso che Balenciaga ha compiuto per elaborare in forme personali i ricordi e l’estetica respirati sin dalla nascita.

Credo che nessuno più di lui abbia convogliato tutte le proprie energie nella ricerca di quella perfezione intravvista come un sogno, eliminando distrazioni, orpelli, dettagli inutili. Realizzando forme così pure da lasciare stupiti ancora oggi, noi abituati a vedere tonnellate di abiti e forme.

La mia sensazione è che tutte quelle altre forme e abiti scompaiano e rimanga stagliata nei miei occhi questa immagine di straordinaria modernità.

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Working.Classic (1).

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Roy Halston. 1970

 

madame grès 1965

Madame Grès, 1965

 

balenciaga 1966

Cristobal Balenciaga, 1966

 

Bello.

Moderno è ciò che prescinde dal momento, elude il tempo, lo attraversa.

Non è una qualità comune, è un concetto significativo che trova difficoltà ad esprimersi attraverso il linguaggio. Più facile raccontarlo per immagini.

E’ moderno ciò che la cronologia consueta non osa classificare, perché non ne conosce la chiave. Siamo soliti definire così tutto ciò che ci appare contemporaneo, ma si tratta naturalmente di una grossolana semplificazione: le due cose non sono affatto consequenziali. Conosco casi in cui espressioni contemporanee risultano decisamente antiquate e tutt’altro che moderne, mentre esempi di molto precedenti continuano a emanare quella luce di assoluta modernità.

La modernità appartiene a chi si rifiuta di seguire i canoni del suo tempo e sceglie strade ben più astratte, fuori dall’ordinaria estetica dell’epoca che gli è toccata in sorte.

 

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Againstfashion.

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Bello?

Mi chiedono spesso perché questo blog già dal nome si schieri contro qualcosa che in apparenza sembra invece alimentarlo. E poiché io gli abiti li faccio, la posizione appare oltretutto poco coerente.  Ora io cercherò di spiegare perché sono contro il Fashion però del tutto in favore della Moda, attraverso poche e semplici parole.

Fashion è Fast & Furious, Fugace e Falso.  E’ pura Fisica: Fisso e Finito (ma potrebbe essere anche una questione di Fisico..).  Fashion è Fantasmagorico, tanto da apparire Furbo, Fastidioso.  Fare Fashion è come Fare Footing.  Fashion è il Fenomeno della Fiera, inFiocchettato a dovere, per i Fischi della Folla.

Moda è un Mondo, il Modo di Manifestarsi della Modernità, senza Mezze Misure.  Mettersi nella Moda significa Modulare le Mani insieme alla Mente.  Significa Meditare e poi Mandare Messaggi in Musica (una Melodia Misteriosa).  Ma Moda è anche il Mezzo per Mostrare il proprio Modo di stare al Mondo.

 

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Every bag is a little piece of world.

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Bello.

Ho avuto il piacere di chiacchierare con Benedetta Bruzziches e pur essendo al telefono, ho visto chiaramente il suo sorriso. Lo stesso sorriso che si può facilmente intuire guardando le sue borse.

La sua è una storia che potrebbe essere raccontata in un libro di favole. Lo immagino così, con le illustrazioni coloratissime e le sue borse che si aprono e ti trasportano in un luogo dove tutto è possibile. Persino di incontrare a un certo punto Elsa Schiaparelli, a cui quelle borse, sono quasi certa, sarebbero piaciute davvero.

Due parole mi svolazzano per la testa, se penso al suo stile: ironia, poesia.

Strano, perché l’ironia è di solito associata ad un atteggiamento cerebrale, distaccato, anche pungente. Strano, perché l’ironia di Benedetta è invece tutta giocosa, persino un po’ infantile.

E allora mi ricordo di quella lezione fondamentale di Italo Calvino, quella sulla leggerezza. Bisognerebbe rileggerla ogni tanto, per ricordarsi che non c’è nulla di più profondo di ciò che riesce a conquistare la superficie delle cose dopo averne compreso la complessità.

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Togliamo la polvere dalle passerelle?

fashion revolution

Bello?

Burberry ha fatto il botto su tutti i media. Come? Scoprendo l’acqua calda che tutti già conoscevano e su cui si discuteva da anni, ma che nessuno aveva il coraggio di usare per primo.

In sintesi ha annunciato che da settembre smetterà di fare collezioni stagionali, raggrupperà le collezioni uomo e donna in una unica sfilata e la collezioni stesse andranno in vendita immediatamente dopo il defilè.

Dal punto di vista mediatico non cambierà molto, visto che già molte sfilate sono in streaming (magari i soliti happy few si sentiranno un po’ meno elite..)  Cambierà probabilmente il rapporto tra chi produce e chi consuma e si prevede naturalmente la revisione totale del meccanismo produttivo. Certo maggiori rischi per chi produce, ma d’altra parte chi non rischia non rosica.

Quello di cui non si parla è il rapporto con la stampa. Di cosa parleranno i vari giornalisti di settore, ora che non potranno più vedere mesi prima le sfilate? Come faranno a promuovere/stroncare una collezione se non godranno più del privilegio dell’anteprima?

Ma un pensiero mi sorge proprio spontaneo: vi faceva tanto schifo il pronto moda, dicevate che erano quelli che copiavano e basta, li guardavate dall’alto in basso come quelli di serie b. Poi però vi siete accorti che vendevano molto più di voi. E ora improvvisamente il loro metodo produttivo sembra diventare il vostro. E così ora i grandi gruppi del prêt-à-porter tenteranno di far concorrenza a Zara & Co.

Guarda come è strana la vita.

Nessuno, tra l’altro, dice che molti piccoli, piccolissimi marchi hanno già optato per questo tipo di soluzione da tempo (io ho smesso di fare collezioni stagionali dallo scorso anno, ma nel mio caso non vale, non ho voce in capitolo), come dicevo: la scoperta dell’acqua calda.

Qualcuno già dice che non cambierà molto e che i vecchi dinosauri si sono messi al sicuro da tempo. Io, da eterna sognatrice, voglio sperare che una pietra lanciata nello stagno produca comunque qualche cerchio concentrico che a sua volta vada a smuovere acqua ferma.

Vorrei essere ottimista, vorrei sperare che i cambiamenti annunciati siano il seguito di buone intenzioni e non solo il tentativo di accaparrarsi per primi il folto gruppo di consumatori annoiati. Vorrei sperare che il sistema non si uniformi solo per non rimanere a bocca asciutta, evitando ancora una volta di fare una sana auto-critica.

Vorrei, per una volta, poter dire che la moda ha il coraggio che altri non hanno.

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