Archivi tag: moda

God save fashion!

fashion is dead

Brutto.

Li Edelkoort è annoverata tra le 25 persone più influenti nel comparto moda – continuo a chiedermi come e perché riescano a fare queste stime- in ogni caso è innegabile che sia una attenta e puntuale osservatrice di tendenze.

Al Design Indaba 2015 ha annunciato senza mezzi termini la dipartita della moda, così come noi la conosciamo. E ha elencato uno dietro l’altro i motivi che hanno portato a questo decesso:

-Educazione, o meglio mancanza di educazione vera per le nuove leve di designer.

-Perdita di competenze nel tessile.

-Incapacità del sistema e degli operatori di prendersi carico del problema dello   sfruttamento delle persone addette alla produzione.

-Rapporti, fin troppo compiacenti, tra case di moda, riviste e blogger (ossia una totale mancanza di pensiero critico).

-Marketing avido e cieco.

Quello che soprattutto denuncia la Edelkoort, è che la moda ha smesso di essere in comunicazione con ciò che succede nel mondo e con ciò che vogliono le persone. Non era mai successo prima: la moda è sempre stata lo specchio della storia e dei cambiamenti di costume e questa capacità le restituiva una funzione necessaria; direi che alimentava la parte sana del sistema.

C’è un passo dell’intervista che mi pare illuminante:

“Fashion shows are becoming ridiculous: 12 minutes long, 45 minutes driving, 25 minutes waiting. Nobody watches them any more. The editors are just on their phones; nobody gets carried away by it.”

Le sfilate sono diventate obsolete da molto tempo, eppure gli addetti ai lavori continuano a presentarle nello stesso modo, con le stesse noiose abitudini. Persino gli stessi sciocchi inconvenienti dell’ultimo minuto. Sorge il dubbio, che è una quasi certezza, che tutto serva ormai a deliziare solo la folla di appassionati che farebbero carte false pur di possedere quegli imperdibili inviti. Un sistema che si alimenta solo più grazie alla egocentrica visione di se stesso.

Un sistema ipocrita fino in fondo, visto che ormai la messa in onda in streaming cancella persino l’utilità reale della presenza in loco. Eppure ci sono fior di giornalisti che difendono il loro diritto ad esserci, aggrappandosi alla necessità di godere dal vivo il phatos di quei 12 minuti. Come se ogni sfilata fosse uno spettacolo, cosa che non è ormai, se non in rarissimi casi.

Li Edelkoort rincara ancora la dose quando dice che la moda è diventata solo una ridicola e patetica parodia di ciò che è stata e che l’unica strada è quella di concentrarsi finalmente solo sugli abiti.

Aggiungo io che la moda è morta perché non solo sono scomparsi i couturiers e i designer, ma latitano persino i direttori creativi.  Abbondano invece gli stylist, buoni a mettere insieme pezzi di qualcun altro.

Concentrarsi finalmente solo sugli abiti sarebbe una dieta necessaria. Dal canto mio non potrei essere più d’accordo: credo che la sua anti-fashion faccia il pari con il mio against-fashion; anche se penso che questo grido di dolore arrivi con un certo ritardo, in un sistema ormai talmente compatto che solo una deflagrazione interna potrebbe scalfire.

E’ probabile che il fondo del barile non sia stato ancora raschiato.

 

1 commento

Archiviato in brutto, costume, etica, fashion, fashion victim, incongruenze nella moda, media, moda, schizofrenia moda

Se un cappotto è un cappotto.

maxmara 1 maxmara 2 maxmara 3

Bello.

Max Mara, collezione autunno inverno 2015-16, ovvero la filosofia del realismo coerente.

Senza andare tanto a girarci intorno, vi dico che io di questa collezione indosserei ogni singolo capo. Non tanto, credo, perché io rappresenti il prototipo del cliente-tipo, quanto piuttosto perché è evidente che quando si parla di design applicato alla moda, questo marchio sa bene di cosa si tratta.

Non pensate che sia qualcosa di scontato, visto che ormai tutti si definiscono fashion designer. Non pensate nemmeno che sia compito facile: lo sanno bene tutti quei pseudo-designer che negli anni hanno prodotto semplice merde (parola di Starck).

Non è un caso se nonostante l’avanzata dei piumini, da Max Mara continuano imperterriti a fare cappotti. E a venderli a quanto pare.

 

4 commenti

Archiviato in bello, collezioni, design, Max Mara, moda, sfilate, stilisti contemporanei

Sleeping.

joseph 1 joseph 2 joseph 3 joseph 4

Brutto.

Le ultime sfilate a Londra per l’autunno inverno 2015-16 forniscono continuamente spunti per ripensare al ruolo della moda nella nostra vita, come questa di Joseph.  Immagino che il pubblico presente durante la sfilata abbia trovato molto riposante lo show; soporifero così come quelle belle coperte usate a mò di tubino, come eravamo solite fare da bambine giocando a travestirci.

A questo punto ci si potrebbe anche chiedere perché mai scomodare uno stilista per raggiungere un risultato tanto banale (e a tratti persino mortificante).  Provo a mettermi nei panni della stilista in questione (una donna, si, strano vero?), e tento una risposta plausibile:  voglia di comodità, minimalismo accogliente, semplificazione estrema.

Tutti intenti possibili e credibili.  Però, da donna a donna, un abito non dovrebbe anche servire a renderci più belle?

Alla moda concettuale, così come al minimalismo ortodosso non ho mai creduto fino in fondo. Sono esperimenti buoni per le sfilate, ma poi, nella vita di tutti i giorni mostrano i loro limiti.

Inoltre aggiungo che sono esperimenti già fatti, più e più volte e con esiti migliori di questi.

Zzzzzzzz…

2 commenti

Archiviato in brutto, collezioni, Joseph, Londra, sfilate, stilisti contemporanei

New York New York: un percorso accidentato.

Daizi Sheili

DaizyShely_0513_20150204151620Daizy Shely

Derek Lam 1

Derek Lam 2Derek Lam

creatures of the wind 1

creatures of the wind 2Creatures of the wind

Brutto.

Quando mancano le idee avanzano le improvvisazioni.

4 commenti

Archiviato in brutto, collezioni, Creatures of the wind, Daizy Shely, Derek Lam, fashion, New York, sfilate, stilisti contemporanei

Sartoria: the new working-Class.

IMG_20150213_104245

IMG_20150213_104026

IMG_20150212_182044

IMG_20150212_181628

Bello.

Piccolo set per cucitrice, ovvero i ferri del mestiere.

ph. by me.

Lascia un commento

Archiviato in Adriana Delfino, artigianato, bello, costume, foto, moda, parole, sartoria

I dolori della donna romantica.

31.40 0002

02

Bello?

A l’Aia, in Olanda, presso il Gemeente Museum Den Haag è in corso una mostra che conferma il clima reazionario che si respira di questi tempi nella moda di tendenza: “Romantische Mode”.

800

Certo tornerebbe utile approfondire i motivi e le ispirazioni di molta moda contemporanea e a questo scopo sarebbe necessario ad alcuni frequentatori di sfilate e dintorni un viaggetto in quel di Den Haag. Giusto per comprendere che le ragioni di tanti vitini di vespa e gonne gonfie non sono puramente estetiche e nemmeno tanto condivisibili.

Nell’800 alle donne (e alle case) spettava il compito di esternare la ricchezza degli uomini. Quegli stessi uomini che per se stessi avevano scelto una divisa sobria e puritana. Le signore del bel mondo presero alla lettera questa missione, tanto da apparire in molti casi come bambole decorative, in un tripudio di fiocchi, fiori e merletti.

E’ a quel periodo storico che si ispirò Christian Dior, rimettendo in discussione tutte le conquiste che le donne avevano faticosamente realizzato tra le due guerre mondiali.

Sembra che quel periodo sia nuovamente di gran moda. Complice la crisi, e sappiamo che ad ogni crisi si accompagna un ritorno alle vecchie certezze; forse complice anche un sistema della moda particolarmente ingessato che ricorre al passato per acchiappare consensi.

E’ un escamotage che non mi è mai piaciuto e combatto ogni giorno contro i classici abiti da principessa, spiegando alle mie allieve quanto scomodi e invalidanti fossero.

Tutto fuorché romantici.

Lascia un commento

Archiviato in bello, costume, Dior, fashion victim, moda, mostre, storia della moda

Corrispondenze di amorosi sensi.

1880 Liberty of London1880  –  Liberty of London

haider ackermann 20092009  –  Haider Ackermann

Bello?

Nulla si crea, nulla si distrugge.

Beautiful?

Nothing is created, nothing is destroyed.

Lascia un commento

Archiviato in Ackermann, bello, moda, storia della moda