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La moda racconta la televisione.

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Bello..

A Palazzo Madama, Torino c’è una mostra che sembrerebbe interessante: 1924 -2014 La RAI racconta l’Italia. Un racconto che passa attraverso gli abiti di scena di trasmissioni ormai storiche, varietà, balletti, festival di Sanremo.

La prima sala che accoglie i visitatori è decisamente un bel colpo d’occhio: sono in mostra quattro spettacolari abiti neri indossati da Mina e creati da Piero Gherardi.

Il resto della mostra (una quarantina di capi) staziona in giro per le sale tra mobili antichi e oggetti relativi ad un’altra mostra in contemporanea, senza che ci sia alcun legame tra le due esposizioni.  Questo inoltre consente agli organizzatori di pretendere un biglietto niente affatto a buon mercato: 12 euri.

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Peccato, perché l’argomento ritengo che avrebbe meritato un respiro ben più ampio e un approfondimento anche attraverso foto di scena, video di repertorio e scritti esplicativi decisamente più documentati.

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Tutto quello che non so.

???????

Bello.

 

 

“Buonasera Sig.ra Delfino.

Leggo spesso il suo blog, e mi rattristo quando non lo aggiorna mantenendo una certa regolarità. Non condivido tutto quello che scrive, ma ne apprezzo molto spirito critico e argomentazioni.

Sono una ragazza di 22 anni con tre anni di studi economici alle spalle, ma con un’indole troppo portata per la moda per restare tra meri numeri. Scrivo per un magazine, di arte, costume e spesso moda. Mi piace leggere di quest’ultima, parlarne, approfondirla, ma comprendo che per scriverne è necessario un certo bagaglio di conoscenze. Le scrivo per chiederle quindi un consiglio, quali letture mi consiglia per iniziare ad arricchire la mia cultura in fatto di moda?

Ciò che più bramo di imparare è l’evoluzione della moda e del suo concetto. Voglio acquisire gli strumenti per poter elaborare un giudizio critico che vada oltre il mio gusto personale. Voglio capire, interiorizzare come distinguere le sottili genialità che taluni stilisti sanno partorire.

Se potesse aiutarmi Le sarei molto grata. E per favore, posti di piu’.

S.

Ps. Sarei inoltre curiosa di sapere quale sia il suo pensiero sul fatto che molti critici abbiano criticato i designers italiani durante l’appena passata fashion week, affermando che questi abbiano mancato di originalità.”

 

Questa è una mail che ho ricevuto la scorsa settimana. Ho deciso di pubblicarla (dietro consenso della mittente) per rispondere anche a numerosi altri messaggi che mi chiedevano consigli simili.

La premessa che mi sento di fare è che io non credo di essere la persona più qualificata per dare consigli in merito, essendo io stessa una quasi autodidatta. Quindi non aspettatevi da me una sfilza di titoli e riferimenti colti.  Posso solo raccontare il mio metodo, per quello che vale.

Il metodo è semplicissimo: assaggiare tutto e farsi guidare dall’istinto.

Certo, ci sono tomi che uno studioso del costume deve necessariamente aver letto (vedi quelli di Roland Barthes..), ma io non sono mai stata così categorica e a dire la verità quei tomi mi hanno sempre annoiata a morte, anche se mi sarei sentita troppo in colpa se li avessi ignorati.

Negli anni ho saltellato incoerentemente tra testi di semantica, biografie, critica, storia, gossip, illustrazioni..

Ho sempre pensato che per farsi un’opinione fosse necessario ascoltare le voci di più gente possibile e che non esista una cultura alta, tanto quanto non ne esiste una bassa. La cultura per me è un insieme di esperienze, non solo intellettive.

In definitiva io ho sempre frequentato molto le biblioteche e letto tutto ciò che potevo. Poi ho acquistato quei libri di cui mi sembrava non potessi fare a meno.

Un titolo tra tutti, che uso frequentemente per le mie lezioni?  Storia della moda XVIII-XX secolo di Enrica Morini.

Un altro piccolo consiglio è quello di leggere assolutamente le autobiografie e gli scritti dei padri della moda. Sentire raccontare dalla loro voce l’evoluzione e i cambiamenti della moda vale più di innumerevoli testi di critica o storia. Non ce ne sono molte (Dior, Poiret, Schiaparelli, Ferrè..), ma ognuna è imperdibile.

Non ho altri consigli, spero che altri facciano meglio di me.  Per quanto riguarda il postare di piu’.  Vorrei tanto, ma il tempo che mi rimane dopo aver seguito i figli,  progettato, cucito, insegnato, letto.. è talmente poco.  Questa del blog rimane un’attività che faccio, come si suol dire  “a tempo perso”, e mi stupisco ancora e sempre quando mi arrivano mail come questa, che mi restituiscono invece la sensazione di non aver perso il mio tempo.

Rispondo all’ultima domanda, riguardo alla critica di scarsa originalità della moda italiana durante l’ultima fashion week.   Ma quando mai la moda italiana ha brillato per originalità?

Si è sempre detto che il made in Italy è campione nelle vendite perché è in grado di accontentare il mercato, che siamo insuperabili in qualità e vestibilità, insomma l’originalità non è mai stata il nostro cavallo di battaglia. Allora qual è il punto?

Forse che certo giornalismo di moda ha scoperto che la critica tout court va tanto di moda?

 

 

 

 

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I tempi sono maturi. Le donne pure.

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Bello.

Quella che vedete è la copertina di un iBook appena pubblicato che si occupa di una fetta di popolazione femminile mondiale tutt’altro che trascurabile e decisamente influente: le over 60.

Patrizia Molechino è l’autrice, mentre le foto sono di Alessia Barucchi.  Patrizia vanta una lunga esperienza nel settore della moda: ha lavorato come pr da Krizia, è stata assistente personale da Valentino Couture, e dal 2009 è presente in rete con il suo blog: http://www.patrizia-molechino.360fashion.net

La tesi del libro, che condivido, è che bellezza ed eleganza non debbano più essere vincolate a un semplice dato anagrafico e che addirittura sia possibile, per le signore, concedersi una libertà ben maggiore riguardo allo stile personale, rispetto alle figlie o nipoti.

A ben vedere diventa sempre più difficile catalogare abiti e accessori distinguendoli per fasce di età a cui sono destinati e non si tratta semplicisticamente di signore che vogliono sembrare giovani a tutti i costi. Si tratta piuttosto di stili di vita che sono radicalmente cambiati nel giro di un decennio o poco più.

Le signore navigano in rete e conoscono bene le potenzialità dei social network, viaggiano spesso, da sole o in compagnia, sono impegnate nel lavoro più che in passato, non avendo nemmeno più figli ancora piccoli da seguire. Hanno davanti un guardaroba variegato e ne approfittano, senza sensi di colpa, finalmente, e con una buona dose di libertà.

Guardando le immagini del libro scopriamo poi che le signore in questione sfoderano anche una sicurezza tale da consentir loro di adottare stili originali, qualche volta eccentrici, sicuramente non banali. Quello che salta agli occhi è anche un’idea di bellezza non classificabile, lontana dagli stereotipi: è probabile che l’esperienza abbia fatto fuori un buon numero di cliché, oltre ad affinare il gusto. Come dire che il passare del tempo infine qualche vantaggio ce l’ha!

Il libro, in lingua inglese, è disponibile attualmente su Mac e i-pad, ma l’intenzione dell’editore è quella di estenderlo su altre piattaforme e tradurlo in altre lingue.

Inoltre il libro verrà aggiornato periodicamente con le foto delle lettrici che avranno voglia di sottoporre il proprio look; una buona occasione per far uscire allo scoperto un serbatoio di bellezza ancora poco esplorato.

 

 

 

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Lo strappo col passato (?)

FASHION-ITALY-PRADA

Brutto?

Lo vogliamo dire o no che il taglio a vivo sugli abiti è prevalentemente un escamotage per ridurre costi, tempi e dare una facile parvenza di modernità?

E che sfilacciati ad arte non significa niente, perché per sfilacciare non ci vuole arte?

La vera modernità, nei tagli, è quella di chi si inventa soluzioni inedite anche se difficili e costose. O magari semplicissime ed economiche.  Ma nuove.

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Un abito non è un pezzo di stoffa.

angelos bratis 2014 1

angelos bratis 2014 2

Bello.

Collezione P/E 2015 di Angelos Bratis: coerenza della semplicità.

Mi chiedo perché ancora non l’abbiano assoldato da Vionnet.

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Après moi le déluge..

jean paul gaultier

Bello?

Jean Paul Gaultier non ci sta più.

Ritmi troppo incalzanti, business che strangola la creatività.. Questa, che sarà presentata il 27 Settembre a Parigi, sarà la sua ultima collezione di pret-à-porter, l’ultima dopo 38 anni.  Monsieur Gaultier -che ha ormai smesso i panni di enfant terrible per ragioni anagrafiche- si dedicherà solo all’alta moda, agli accessori e ai profumi.

Che sia un segnale? Il pret-à-porter è morto?  Lo si diceva anche dell’alta moda e non ci hanno preso affatto..  Certo è innegabile che sempre più prende piede questa nuova commistione tra i due comparti, che è stata giustamente (e incoerentemente) chiamata pret-à-couture.  Ma mi chiedo se abbiano ancora senso i costi del pret-à-porter quando la grande distribuzione smercia collezioni copiate in tempo reale e a costi nettamente inferiori. E vogliamo parlare della qualità? E’ il pronto moda che ha alzato i propri standard o è il pret-à-porter che ha abbassato i suoi per tentare di realizzare l’algoritmo perfetto che permetta di sostenere i costi ingenti del baraccone (pubblicità, sfilate, distribuzione, ecc.) e mantenere un margine di guadagno?

In ogni caso Gaultier deve aver fatto bene i suoi conti, e con lui il gruppo che lo sostiene, altrimenti non si spiega.

Se la barca affonda, lui non ci sarà.  Oppure passerà per quello coerente che decide di fare solo ciò che gli piace di più.

Tanto lo sappiamo tutti che a far cassa oggi sono prevalentemente gli accessori e i profumi..

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Land of nowhere.

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Bello.

Sono stata in luoghi in cui la luce era tutto. Sono poca cosa i vestiti senza la luce, perdono di consistenza, li si può solo immaginare.

D’estate basta poco: il bianco per esempio, oppure stampe sgargianti, una punta di eccesso. D’estate si possono tirar fuori diamanti e strass, tanto fa lo stesso. Basta che sia luce.

Qual era il colore di questa estate?  Non me ne preoccuperei, la luce li contiene tutti. La moda è fugace, ma mai quanto l’estate, di colpo è già ieri.

Mi fanno ridere le tristezze di post-estate, la tintarella trattenuta, le riunioni settembrine.  Il bello è che la luce cambia angolazione, ma non finisce.

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